Sempre più frequentemente, nella discussione economica, si
sente il richiamo all’Europa ed a governi superiori. Superiori come livello, in
quanto soprannazionali; ma implicitamente considerati superiori nel senso più
nobile della parola, concedendo loro così una superiorità morale ed etica,
oltre che tecnica.
Leggiamo spesso editoriali di
autorevoli commentatori i quali anelano a soluzioni del genere. Soluzioni
secondo le quali l’Unione Monetaria implica un grado di unione politica molto
maggiore di quello attuale. Vorrei partire proprio da questa condivisibile
affermazione per sviluppare il mio ragionamento. A tale proposito, la prima, ed
ingenua, riflessione è la seguente: può essere che l’unione Politica di un
popolo dipenda dalla sua moneta e non viceversa? Il grado di unità politica non
dovrebbe essere la benefica causa di una unione monetaria, e non, invece,
l’inevitabile effetto di un ricatto monetario? Che cosa è l’euro? Una prigione
dorata? Certo, l’euro è nato con questo “peccato originale”, ossia come
strumento anticipatore, e in se tecnicamente “stimolante” di una integrazione
europea totale anche se ideata da pochi. Ma proprio il perseverare su questa
linea porterà l’euro ad essere percepito come un vincolo, come un’imposizione,
come un’oppressione, con tutte le conseguenze che tali sentimenti accompagnano.
Il percorso della Costituzione
Europea non ha insegnato nulla? Essa è stata ideata da poche menti, costruita
in una visione universalistica, tralasciando le millenarie radici culturali
europee, e promulgata dai Governi nazionali, i quali, anche se contrari, non
hanno avuto il coraggio di interromperne o frenarne il cammino. Un cammino
apparentemente inarrestabile quello della Costituzione, schiantatosi poi
miseramente quando, alla prima occasione, essa è stata sottoposta al giudizio
popolare. E’ stato solo l’inevitabile risultato del voler “costringere” invece
che “convincere”.
Non è certo la prima volta, ma sembra che lo stesso perverso meccanismo
stia ancora adesso guidando le scelte economiche e monetarie europee. (ricordate l’assurdità e le conseguenze
delle quote latte?)
D'altronde sembra che non
esistano voci contrarie. Oramai sembra che per tutti, la panacea di tutti i
mali europei sia proprio questo “mitico” governo superiore: si parla addirittura
di un Governo per l’Economia; come se le decisioni politiche di un paese
potessero prescindere da quelle economiche, e un governo soprannazionale
dell’economia potesse avere una vita propria, distinta dai governi nazionali.
Un governo del genere non rappresenterebbe il commissariamento dell’Italia
(cosa della quale, in occasione della famosa lettera riservata della BCE al
Governo, qualcuno si è scioccamente compiaciuto) ma il commissariamento di
tutti i paesi europei.
Ma evocato ed acclamato, prima o
poi questo Governo arriverà! E sarà inevitabilmente una oligarchia. Un governo
dei pochi. Spacciato per una necessità, per il male minore.
Ma da dove nascerebbe un simile
Governo? Da una visione Politica condivisa a livello europeo? O da una
forzatura dei mercati e della speculazione.
E poi, che tipo di governo sarebbe? Del primo che si fa avanti? Del più
europeista? Del più abile? Del più furbo? Dove si arriva? Ad un Governo degli
“illuminati”? Deciso da chi? Legittimato da chi?
Scusate la serie di domande, ma
la curiosità si mescola alla preoccupazione.
Sembra che il primo tentativo in
tal senso arrivi dalla coppia Sarkosy/Merkel. Ci sarebbe molto da discutere
sull’europeismo dei due, in particolare del primo (è evidente che alla Francia
l’Europa sta bene se l’Europa si adatta alla Francia e non viceversa). Inoltre,
non sembra che queste personalità abbiano dimostrato grande senso di
responsabilità e lungimiranza: Nikolas Sarkosy ci ha trascinato in una guerra
contro la Libia per puri fini personali/elettorali, prendendo una clamorosa
cantonata sui tempi e sul risultato dell’intervento, oltre che sulle
conseguenze (per ora si parla di almeno 20.000 morti) e sulla legittimità dello
stesso, visti i due pesi applicati in situazioni molto simili. Inoltre, in
campo economico, Sarkò è riuscito a portare
il debito pubblico Francese dal
63,9% del Pil del 2007 all’82,3% del 2010. Angela Merkel ha galleggiato
per anni su un governo di larga coalizione (tutti responsabili = nessun
responsabile) ed ha poi vinto le elezioni promettendo lo smantellamento delle
centrali nucleari, per poi rimangiarsi la promessa posticipando al 2040 tale
intervento visti i costi del petrolio, per tornare nuovamente sui propri passi
dopo il disastro di Fukuschima. Le giravolte di chi vive alla giornata! Il
debito pubblico della Germania nel frattempo, è passato dal 65,4% del Pil nel
2007 al 83,2% del 2010 (con 2.080 miliardi di euro in valore assoluto,
scavalcando l’Italia in questa poco invidiabile classifica).
Se questi sono i campioni in
campo, Dio ce ne scampi.
Ma indipendentemente dal mio
giudizio sulle loro qualità personali, per tanto che mi sforzi non riesco
proprio a ricordare di avere mai avuto modo di votare per nessuno dei due. Essi
i voti li hanno presi rispettivamente da francesi e tedeschi, popoli per i
quali essi perseguono oggettivamente, e doverosamente essendo da questi stati
eletti, gli interessi.
E’ proprio questo il punto del
mio discorso: dopo aver letto programmi; ascoltato idee e promesse; dopo essere
stati più o meno convinti da uomini politici o da partiti politici, i popoli
votano e delegano. Eleggono i loro rappresentanti i quali dovranno poi
rispondere dei risultati ottenuti.
E’ la Democrazia bellezza!
Oppure qualcuno (?) ha già deciso
che queste pratiche democratiche sono oramai superate e di fatto ritenute
superflue e inutili.
Fino a poco tempo fa, riprendendo una citazione di Karl
Popper, si diceva che il mondo delle democrazie occidentali non è certamente il
migliore di tutti i mondi pensabili o logicamente possibili, ma è tuttavia il
migliore di tutti i mondi politici della cui esistenza storica siamo a
conoscenza.
Ora invece sembra che si voglia
passare dalla “autodeterminazione dei Popoli” alla “autodeterminazione dei
Governi”. Pratica molto in voga negli anni passati, ma sulla quale sono stati
scritti tonnellate di libri per esaltare le gesta dei popoli che da questa
pratica si sono liberati.