martedì 20 settembre 2011

LA PRIGIONE DORATA

Sempre più frequentemente, nella discussione economica, si sente il richiamo all’Europa ed a governi superiori. Superiori come livello, in quanto soprannazionali; ma implicitamente considerati superiori nel senso più nobile della parola, concedendo loro così una superiorità morale ed etica, oltre che tecnica.
Leggiamo spesso editoriali di autorevoli commentatori i quali anelano a soluzioni del genere. Soluzioni secondo le quali l’Unione Monetaria implica un grado di unione politica molto maggiore di quello attuale. Vorrei partire proprio da questa condivisibile affermazione per sviluppare il mio ragionamento. A tale proposito, la prima, ed ingenua, riflessione è la seguente: può essere che l’unione Politica di un popolo dipenda dalla sua moneta e non viceversa? Il grado di unità politica non dovrebbe essere la benefica causa di una unione monetaria, e non, invece, l’inevitabile effetto di un ricatto monetario? Che cosa è l’euro? Una prigione dorata? Certo, l’euro è nato con questo “peccato originale”, ossia come strumento anticipatore, e in se tecnicamente “stimolante” di una integrazione europea totale anche se ideata da pochi. Ma proprio il perseverare su questa linea porterà l’euro ad essere percepito come un vincolo, come un’imposizione, come un’oppressione, con tutte le conseguenze che tali sentimenti accompagnano.
Il percorso della Costituzione Europea non ha insegnato nulla? Essa è stata ideata da poche menti, costruita in una visione universalistica, tralasciando le millenarie radici culturali europee, e promulgata dai Governi nazionali, i quali, anche se contrari, non hanno avuto il coraggio di interromperne o frenarne il cammino. Un cammino apparentemente inarrestabile quello della Costituzione, schiantatosi poi miseramente quando, alla prima occasione, essa è stata sottoposta al giudizio popolare. E’ stato solo l’inevitabile risultato del voler “costringere” invece che “convincere”.
Non è certo la prima volta,  ma sembra che lo stesso perverso meccanismo stia ancora adesso guidando le scelte economiche  e monetarie europee. (ricordate l’assurdità e le conseguenze delle quote latte?)
D'altronde sembra che non esistano voci contrarie. Oramai sembra che per tutti, la panacea di tutti i mali europei sia proprio questo “mitico” governo superiore: si parla addirittura di un Governo per l’Economia; come se le decisioni politiche di un paese potessero prescindere da quelle economiche, e un governo soprannazionale dell’economia potesse avere una vita propria, distinta dai governi nazionali. Un governo del genere non rappresenterebbe il commissariamento dell’Italia (cosa della quale, in occasione della famosa lettera riservata della BCE al Governo, qualcuno si è scioccamente compiaciuto) ma il commissariamento di tutti i paesi europei.
Ma evocato ed acclamato, prima o poi questo Governo arriverà! E sarà inevitabilmente una oligarchia. Un governo dei pochi. Spacciato per una necessità, per il male minore.
Ma da dove nascerebbe un simile Governo? Da una visione Politica condivisa a livello europeo? O da una forzatura dei mercati e della speculazione.  E poi, che tipo di governo sarebbe? Del primo che si fa avanti? Del più europeista? Del più abile? Del più furbo? Dove si arriva? Ad un Governo degli “illuminati”? Deciso da chi? Legittimato da chi?
Scusate la serie di domande, ma la curiosità si mescola alla preoccupazione.
Sembra che il primo tentativo in tal senso arrivi dalla coppia Sarkosy/Merkel. Ci sarebbe molto da discutere sull’europeismo dei due, in particolare del primo (è evidente che alla Francia l’Europa sta bene se l’Europa si adatta alla Francia e non viceversa). Inoltre, non sembra che queste personalità abbiano dimostrato grande senso di responsabilità e lungimiranza: Nikolas Sarkosy ci ha trascinato in una guerra contro la Libia per puri fini personali/elettorali, prendendo una clamorosa cantonata sui tempi e sul risultato dell’intervento, oltre che sulle conseguenze (per ora si parla di almeno 20.000 morti) e sulla legittimità dello stesso, visti i due pesi applicati in situazioni molto simili. Inoltre, in campo economico, Sarkò è riuscito a portare  il debito pubblico Francese dal  63,9% del Pil del 2007 all’82,3% del 2010. Angela Merkel ha galleggiato per anni su un governo di larga coalizione (tutti responsabili = nessun responsabile) ed ha poi vinto le elezioni promettendo lo smantellamento delle centrali nucleari, per poi rimangiarsi la promessa posticipando al 2040 tale intervento visti i costi del petrolio, per tornare nuovamente sui propri passi dopo il disastro di Fukuschima. Le giravolte di chi vive alla giornata! Il debito pubblico della Germania nel frattempo, è passato dal 65,4% del Pil nel 2007 al 83,2% del 2010 (con 2.080 miliardi di euro in valore assoluto, scavalcando l’Italia in questa poco invidiabile classifica).
Se questi sono i campioni in campo, Dio ce ne scampi.
Ma indipendentemente dal mio giudizio sulle loro qualità personali, per tanto che mi sforzi non riesco proprio a ricordare di avere mai avuto modo di votare per nessuno dei due. Essi i voti li hanno presi rispettivamente da francesi e tedeschi, popoli per i quali essi perseguono oggettivamente, e doverosamente essendo da questi stati eletti, gli interessi.
E’ proprio questo il punto del mio discorso: dopo aver letto programmi; ascoltato idee e promesse; dopo essere stati più o meno convinti da uomini politici o da partiti politici, i popoli votano e delegano. Eleggono i loro rappresentanti i quali dovranno poi rispondere dei risultati ottenuti.
E’ la Democrazia bellezza!
Oppure qualcuno (?) ha già deciso che queste pratiche democratiche sono oramai superate e di fatto ritenute superflue e inutili.
Fino a poco tempo fa, riprendendo una citazione di Karl Popper, si diceva che il mondo delle democrazie occidentali non è certamente il migliore di tutti i mondi pensabili o logicamente possibili, ma è tuttavia il migliore di tutti i mondi politici della cui esistenza storica siamo a conoscenza.
Ora invece sembra che si voglia passare dalla “autodeterminazione dei Popoli” alla “autodeterminazione dei Governi”. Pratica molto in voga negli anni passati, ma sulla quale sono stati scritti tonnellate di libri per esaltare le gesta dei popoli che da questa pratica si sono liberati.